.. Lo conoscevo da tempo, era il millenovecentosettantanove o forse prima.. sì forse era prima.
Il papà di tre amici miei ai quali devo tantissimo, soprattutto alla figlia più giovane e al suo “fratellino”.
Era geometra e all’epoca lavorava a Firenze in una cooperativa dal nome impronunciabile. Lo ricordo sempre in giro per l’Italia, da un ufficio all’altro, da una casa all’altra. Con sacrificio era riuscito a progettare e costruirsi due casette, una al mare e una in montagna ed entrambe sono divisibili per tre.. come i figli. Ricordo che si muoveva con mezzi di trasporto che erano sempre ad un passo dalla demolizione; uno prese anche fuoco un giorno sulla strada verso Firenze mentre andava a comprare delle tavole di abete per fare un paio di librerie (una era la mia).. laggiù il legno costava molto meno. E nel garage ci sono ancora molti pezzi “recuperabili” di quelle auto, di quei furgoncini. Negli ultimi anni però aveva iniziato a spostarsi col treno. “in macchina mi ritrovo a destinazione senza ricordarmi quale strada ho fatto.. e questo forse è pericoloso..” mi disse una volta. Si spostava in treno, era il Re delle coincidenze.
Era un uomo di una cultura e una curiosità che non avevo mai conosciuto. La casa piena di libri e riviste. Aveva tutti i numeri de L’Espresso fin dal millenovecentocinqu… non ricordo bene; “c’è la storia d’Italia qui sopra..” diceva. E poi enciclopedie, saggi, libri di storia, libri d’arte, di musica e dischi. Amava la musica classica, il jazz ma anche Paolo Conte, Dario Fo. In soggiorno c’erano due divani, uno di fronte all’altro e tutt’intorno una libreria che prendeva le quattro pareti sino al soffitto.. era piena zeppa e su alcuni scaffali spesso potevi vedere volumi posti orizzontalmente sopra le normali file di libri verticali. Aveva viaggiato molto, anche nei paesi del’est e c’erano libri di ogni tipo che ricordavano i luoghi visitati. In casa sua ho scoperto la fotografia; ho imparato a sviluppare e a stampare in bianco e nero e fu lì che “rubai” un po’ della sua curiosità verso il mondo. Raccoglieva articoli dai giornali, li collezionava a centinaia; non so come facesse a ritrovare qualcosa lì in mezzo. Probabilmente non ci riusciva.
Ultimamente andava tutte le mattine alla biblioteca regionale per leggere i quotidiani e lì si incontrava con gli amici coi quali condivideva le sue passioni. Era intelligente e pragmatico, sempre estremamente critico e attento alle cose di tutti giorni. Della vita sociale e di quella politica. Veniva dalla gavetta e come i suoi compagni di lavoro, gente che come lui valeva per quello che aveva fatto -come la corte Lambruschini o il viadotto sul Polcevera- aveva un rapporto semplice e sempre disponibile. L’onestà intellettuale lo ha sempre contraddistinto.
Probabilmente non sono il più autorevole per poter tracciare in poche righe un suo profilo. Quello che ho scritto è un mio ricordo e sono sicuro manca ancora tanto per poter anche solo delineare in modo più nitido quello che è stato. Spero di non offendere nessuno con queste righe; il mio è solo il desiderio di ringraziare e ricordare, in maniera un po’ superficiale forse, una persona che senza volere mi ha insegnato a guardare la vita con occhi più attenti.
Ciao Franco, grazie di tutto..