Un vecchio errore

Un vecchio errore vuole inseguirmi
e incatenarmi e transcinarmi lì davanti
ad ogni specchio per dirmi: guardati…

io non mi guardo, giro lo sguardo…
la so a memoria fin troppo questa storia
è uguale che non ci sia o che ci sia…

ci provi lo specchio
a inghiottire nell’apparenza
l’orgoglio – è quello che voglio –
della mia assenza

vedi, ho pagato già
il mio soldo di verità…

un vecchio errore pagato caro, un gesto avaro,
avevo il cuore duro allora…
ero più amaro… ero più giovane…

niente di niente… spiega alla gente
cosa vuol dire, cosa vuol dire amare l’amore,
senza mai fare neanche un errore…

ci provi lo specchio a inghiottire
nella sua acqua cupa
non l’apparenza, ma il volto
che l’assenza, sciupa…

vedi, vedi… ho pagato già
il mio soldo di verità…

un vecchio errore pagato caro, un gesto avaro,
avevo il cuore duro allora…
ero più amaro… ero più giovane…

niente di niente… spiegalo alla gente
cosa vuol dire, cosa vuol dire amare l’amore,
senza mai fare neanche un errore…

 

Paolo Conte – parole d’amore scritte a macchina

Franco se n’è andato..

.. Lo conoscevo da tempo, era il millenovecentosettantanove o forse prima.. sì forse era prima.
Il papà di tre amici miei ai quali devo tantissimo, soprattutto alla figlia più giovane e al suo “fratellino”.

Era geometra e all’epoca lavorava a Firenze in una cooperativa dal nome impronunciabile. Lo ricordo sempre in giro per l’Italia, da un ufficio all’altro, da una casa all’altra. Con sacrificio era riuscito a progettare e costruirsi due casette, una al mare e una in montagna ed entrambe sono divisibili per tre.. come i figli. Ricordo che si muoveva con mezzi di trasporto che erano sempre ad un passo dalla demolizione; uno prese anche fuoco un giorno sulla strada verso Firenze mentre andava a comprare delle tavole di abete per fare un paio di librerie (una era la mia).. laggiù il legno costava molto meno. E nel garage ci sono ancora molti pezzi “recuperabili” di quelle auto, di quei furgoncini. Negli ultimi anni però aveva iniziato a spostarsi col treno. “in macchina mi ritrovo a destinazione senza ricordarmi quale strada ho fatto.. e questo forse è pericoloso..” mi disse una volta. Si spostava in treno, era il Re delle coincidenze.

Era un uomo di una cultura e una curiosità che non avevo mai conosciuto. La casa piena di libri e riviste. Aveva tutti i numeri de L’Espresso fin dal millenovecentocinqu… non ricordo bene; “c’è la storia d’Italia qui sopra..” diceva. E poi enciclopedie, saggi, libri di storia, libri d’arte, di musica e dischi. Amava la musica classica, il jazz ma anche Paolo Conte, Dario Fo. In soggiorno c’erano due divani, uno di fronte all’altro e tutt’intorno una libreria che prendeva le quattro pareti sino al soffitto.. era piena zeppa e su alcuni scaffali spesso potevi vedere volumi posti orizzontalmente sopra le normali file di libri verticali. Aveva viaggiato molto, anche nei paesi del’est e c’erano libri di ogni tipo che ricordavano i luoghi visitati. In casa sua ho scoperto la fotografia; ho imparato a sviluppare e a stampare in bianco e nero e fu lì che “rubai” un po’ della sua curiosità verso il mondo. Raccoglieva articoli dai giornali, li collezionava a centinaia; non so come facesse a ritrovare qualcosa lì in mezzo. Probabilmente non ci riusciva.

Ultimamente andava tutte le mattine alla biblioteca regionale per leggere i quotidiani e lì si incontrava con gli amici coi quali condivideva le sue passioni. Era intelligente e pragmatico, sempre estremamente critico e attento alle cose di tutti giorni. Della vita sociale e di quella politica. Veniva dalla gavetta e come i suoi compagni di lavoro, gente che come lui valeva per quello che aveva fatto -come la corte Lambruschini o il viadotto sul Polcevera- aveva un rapporto semplice e sempre disponibile. L’onestà intellettuale lo ha sempre contraddistinto.

Probabilmente non sono il più autorevole per poter tracciare in poche righe un suo profilo. Quello che ho scritto è un mio ricordo e sono sicuro manca ancora tanto per poter anche solo delineare in modo più nitido quello che è stato. Spero di non offendere nessuno con queste righe; il mio è solo il desiderio di ringraziare e ricordare, in maniera un po’ superficiale forse, una persona che senza volere mi ha insegnato a guardare la vita con occhi più attenti.

Ciao Franco, grazie di tutto..

perché un blog..

.. non so bene perché ho deciso di creare un mio blog; non sono mai stato capace di esprimere con le parole quello che provo. me la cavo meglio con la musica. quando ho qualcosa dentro che preme per uscire, mi siedo alla tastiera chiudo gli occhi e suono. spesso mi basta il suono del pianoforte..  chiudo gli occhi e improvviso. non mi importa se quello che esce piace o non piace; sono come in trance e con le mie dita riesco trasformare la mia gioia, la mia tristezza, le mie tensioni, i miei desideri in suoni..

non so bene perché un blog. forse è per spirito di emulazione; ho cari amici che condividono questa attività e sono affascinato dall’idea di poter ascoltare i loro racconti. o forse è per cercare di mettere in un posto “fermo” un po’ di cose che mi passano per la testa e per il cuore. cose che ho paura di perdere o di veder scolorire col tempo.

E sono qui sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi,
e cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi,
e canterò soltanto il tempo..
.”

forse la citazione è un po’ presuntuosa ma vi assicuro che lo spirito è umile..

marco