Curve e tornanti

Rubo il nome di questo post alla rubrica di una rivista di motociclismo che leggo sempre con piacere.. Curve e tornanti hanno accompagnato questi primi due giorni di vacanza in moto e ancora ne verranno sino a sabato.
Viaggiare in motocicletta per queste strade è una sensazione che solo chi l’ha provata può comprendere. Quasi quattrocento chilometri in “solitaria”.
No, non fraintendetemi, non sono convinto di aver compiuto un’impresa da eroe, né per il numero dei km né per averli fatti da solo. L’impresa, se mi passate il termine, sta nella libertà di decidere dove andare, che strade prendere, quando accelerare o quando rallentare; quando fermarsi per una pausa o per una foto al passo o a un panorama che ti dice qualcosa. Se visitare un paese, prendere un caffè o fumare una sigaretta. E tutto dovendo rendere conto  solo a se stessi. No, non sono un pioniere del lontano ovest alla scoperta di territori lontani, ma la libertà di questa vacanza mi fa sentire vicino a quello stato d’animo..

Dovevo essere al Centro Tecnico Federale di Polcanto alle diciotto di questa sera e avevo lasciato le borse dove ho pernottato ieri, al B&B L’orto sull’Uscio di Luco di Mugello, per muovermi meglio e in sicurezza. Avevo calcolato di essere per le diciassette a ritirarle, fare il pieno e arrivare a Polcanto per i manca dieci. Via del Motocross 7… imposto la via sul navigatore ma non la riconosce. Poco male penso, arrivo al paese e poi chiedo. Detto fatto, in perfetta tabella di marcia sono a Polcanto e trovo un bel cartello che indica la strada per il Centro.
La imbocco è sterrata ma pianeggiante. Non sarà lunga, penso, ma lentamente comincia a declinare e i piccoli ciottoli di cui è composta lasciano il posto a sassi foglie e zolle di terra umida.
Ho capito, c’ho la biemmevvù superfiga da enduro che va anche sul muro, ma caxxo, sono io che la guido.. non sono mica un campione di motocross.. Comincio a preoccuparmi ma continuo a scendere lentamente.. Caxxo, è sempre peggio.. Compaiono le prime spaccature sul terreno e la pendenza aumenta ancora.. Mi fermo, scendo dalla moto e vado in avanscoperta perorrendo a piedi la strada per un centinaio di metri.. in lontananza sento il ombo delle moto che ronzano ulla pista di motocross ma non riesco a capire quanto manchi all’arrivo.
Decido allora di telefonare al Centro. Vodafone non ha campo; non ce l’ha mai quando serve. Per fortuna ho anche Tim, vecchia rassicurante Tim.
Pronto? Sono Marco Gozzi.. “Buonasera” mi risponde una voce di donna..
la sento male.” cazzo sono in mezzo a un bosco! Senta ho preso la strada così e cosà ma non sono sicuro di… “si, è la vecchia scorciatoia ma non è asfaltata” -si me ne sono accorto- “le conviene tornare indietro e fare la statale e poi la viuzza che…” insomma, mi spiega bene e mi saluta “la stiamo aspettando, a dopo sig. Gozzi…
Ora: avete mai provato, con la moto che pesa 230kg più borse e bauletto, a fare inversione a U sul greto di un torrente stretto e in discesa?  Bhè, non è proprio facilissimo.. Ce la posso fare mi sono detto. Ce la devo fare. Smonto le borse dalla moto e la inforco. Devo arrivare a un piccolo slargo che ho visto nella perlustrazione di prima.. Metto in moto, mi avvio piano piano quando dal nulla mi appare dietro un auto della SIRTI con due ragazzi. “occhettuffai costì?..” La faccio breve, senza questi due angeli ci avrei messo un’ora a uscire da quella situazione..
Rimonto le borse, risalgo il greto -ormai è tutta discesa, si insomma salita- e finalmente riguadagno l’asfalto..  Caxxo, che bello il bitume quando non si è piloti di motocross..