Vengo anch’io, no tu no..

Avevo dieci anni quando uscì la canzone. Ricordo che da bambino mi mettevo in mostra per far ridere i miei facendo “lo scemotto” sgambettando sulle note del 45 giri che avevamo in casa. Era il 1968.

Ieri sera, alla televisione, ho visto la trasmissione di Fazio. Un format che ammicca ad “Anima mia” dello stesso Fabio e a cose già viste nella tv di Celentano. Una serata distante da paillettes, luci colorate, ballerine, (un)reality show, urla e schiamazzi.

È stata un’occasione per rivedere “eroi” della mia gioventù, personaggi e Persone che in qualche modo mi hanno accompagnato negli anni lasciandomi dentro cose importanti e divertenti al tempo stesso. Ognuno a modo suo ma con un unico filo che li univa: la comicità, il surreale e il non-sense mescolati alla drammaticità della vita. Personaggi ispirati dalle straordinarie capacità del caposcuola del cabaret italiano che è stato Enzo

È stato come un viaggio nel tempo durante il quale ho rivissuto emozioni, rivisto occhi, riascoltato suoni; cose forse sopite ma mai dimenticate.

Ma al di là della nostalgia di quegli anni e di quelle emozioni quello che ha segnato la mia serata sono le considerazioni che affollavano la mia mente durante la visione della trasmissione.

Considerazioni sul tempo che passa e sulle tracce che lascia su di noi. Leggere i segni del tempo sulle persone che non vedi quotidianamente fa riflettere su quanto possa avere effetti su se stessi. Basta guardare una propria foto di dieci anni prima per saperlo, ma vederlo sugli altri è diverso.

La magia della serata è stata accorgersi di questo e contemporaneamente vedere quanto poco importi ai miei eroi non avere più la voce o la memoria o l’energia di un tempo. La cosa importante era rivedersi e rivivere assieme le atmosfere del passato. La cosa importante era la memoria, la coscienza di avere creato e vissuto qualcosa assieme. C’erano anche Giorgio, Felice, Water e tanti altri assieme a loro; erano lì con il loro spirito.

E a legare il tutto c’era Paolo. Con la bocca e il mestiere di suo padre. Lo sguardo tenero e l’abbraccio, quando finalmente è arrivato Enzo, hanno tradito una genuinità non comune in TV. L’emozione e gli occhi gonfi di riconoscenza e amore per un grande che è stato al suo fianco per una vita. Forse solo lui conosce quanto delle incertezze, le amnesie, gli sguardi vuoti verso il cielo e l’incedere incerto di suo padre siano un segno del tempo o del personaggio “Jannacci”.